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Cartongesso vs muratura tradizionale: quale scegliere per la tua ristrutturazione?

Cartongesso vs muratura tradizionale: quale scegliere per la tua ristrutturazione?

Quando si parla di ristrutturare casa, prima o poi ci si trova davanti a una domanda che sembra tecnica ma in realtà cambia parecchie cose, dal portafoglio ai tempi del cantiere: meglio una parete in cartongesso o una parete in muratura tradizionale? Sui forum di settore se ne discute da anni, in cantiere ognuno ha la sua scuola di pensiero, e capita spesso di sentire opinioni piuttosto nette (“il cartongesso è una soluzione di serie B”, oppure “la muratura ormai è roba d’altri tempi”). La verità, come quasi sempre in edilizia, sta nel mezzo e dipende molto dal tipo di intervento che hai in mente.

In questo articolo proveremo a fare un po’ di ordine. Senza tecnicismi inutili, ma con qualche dato in più rispetto al solito “dipende”.

Due filosofie costruttive diverse

Prima di metterle a confronto, è utile capire bene di cosa stiamo parlando. Cartongesso e muratura non sono semplicemente due materiali: sono due modi opposti di concepire una parete.

La muratura tradizionale rientra nella cosiddetta edilizia “umida”: mattoni (forati, pieni, in laterizio) tenuti insieme da malta, intonaci stesi a mano, tempi di asciugatura. È il sistema con cui in Italia si è costruito per decenni e che resta ancora oggi un riferimento per chi cerca solidità “di pancia”.

Il cartongesso, invece, fa parte dei sistemi a secco, l’anima dell’edilizia leggera. Una parete in cartongesso è composta da un’orditura metallica in acciaio zincato (i cosiddetti profili a C e a U), rivestita su entrambi i lati da lastre di gesso racchiuso tra due strati di cartone speciale.

Nell’intercapedine si inseriscono materiali isolanti — lana di roccia, lana di vetro, fibre minerali — che lavorano sull’acustica e sul comfort termico.

In altre parole: la muratura “cresce” un mattone alla volta con la cazzuola, il cartongesso si “monta” come un mobile, con viti, profili e lastre.

Tempi di cantiere: qui non c’è partita

Partiamo da quello che, nella pratica, è uno dei fattori che pesano di più sulla scelta. Una parete divisoria in muratura, dal momento in cui si tirano su i mattoni a quello in cui si può tinteggiare, richiede facilmente dieci-quindici giorni tra posa, intonaco e asciugatura. Aggiungiamone altri se occorre installare eventuali impianti elettrici o idraulici.

La stessa parete realizzata in cartongesso, con un buon posatore, può invece essere conclusa in due o tre giorni, finitura compresa. Niente intonaci da far asciugare, niente attese tra una lavorazione e l’altra. E, particolare non trascurabile per chi vive nell’immobile durante i lavori, la quantità di polvere e di sporco è enormemente inferiore.

Su una ristrutturazione completa, questa differenza si traduce in settimane di cantiere risparmiate. Tradotto: meno disagio, meno costi accessori, possibilità di rientrare prima in casa.

Quanto costa davvero?

Sui costi si fa spesso confusione, perché le variabili sono molte: zona geografica, dimensioni dell’intervento, tipologia di lastra scelta, livello di finitura. Diamo però qualche ordine di grandezza, utile a chi sta facendo i preventivi.

In linea generale, una parete divisoria in cartongesso ha un costo a metro quadro più basso rispetto a una in muratura tradizionale. Ma il vero risparmio non è solo nel materiale: è nei costi indiretti. Nel cartongesso gli impianti corrono dentro l’intercapedine, senza bisogno di fare tracce nel muro. Nella muratura, invece, una volta tirata su la parete, bisogna riaprirla per far passare cavi e tubi, e poi richiuderla. Sono ore di manodopera che pesano sul preventivo finale.

C’è un caso però in cui i costi si avvicinano molto: quando si vogliono ottenere prestazioni acustiche o di resistenza al fuoco molto elevate. In questi casi le stratigrafie del cartongesso si fanno più complesse (lastre doppie o triple, isolanti specifici, accessori certificati) e il prezzo cresce. Resta comunque, nella maggior parte dei casi residenziali, una soluzione più economica.

Isolamento acustico e termico: il pregiudizio da sfatare

Ed eccoci al punto su cui la muratura ha sempre vinto a tavolino — almeno secondo l’immaginario comune: il muro vero isola di più, il cartongesso lascia passare i rumori. È davvero così?

La risposta breve è: no, non più. La risposta lunga merita qualche riga in più.

Una parete monolitica in mattoni isola in funzione della sua massa: più è spesso, più è pesante, meglio attenua i suoni. Una parete in cartongesso lavora invece sul principio massa-molla- massa: due lastre rigide separate da un materiale elastico (l’isolante nell’intercapedine) che dissipa l’energia acustica. Con stratigrafie ben progettate, una parete in cartongesso può raggiungere e superare i livelli di abbattimento acustico di una parete in laterizio di pari spessore, spesso a parità (o con riduzione) di ingombro.

Stesso discorso vale per l’isolamento termico: una controparete in cartongesso accoppiata a un buon isolante (lana di roccia, lana minerale, polistirene grafitato) consente di intervenire chirurgicamente sulle dispersioni di un appartamento, senza dover toccare la parete esistente. È esattamente il motivo per cui il cartongesso è diventato il protagonista degli interventi di riqualificazione energetica delle case esistenti.

Ovviamente, e qui sta il punto, le prestazioni dipendono da come è fatta la parete. Una parete in cartongesso “low cost”, con una sola lastra per lato e nessun isolante dentro, è effettivamente acusticamente scadente. Ma è una scelta progettuale, non un limite del materiale.

Versatilità e design: il vero punto a favore del cartongesso

Se c’è un terreno su cui la muratura non riesce davvero a competere, è quello della libertà progettuale. Con il cartongesso si realizzano nicchie illuminate, librerie a parete, pareti curve, controsoffitti a più livelli, scenografie luminose, contenitori, scrivanie integrate. Si correggono geometrie storte di vecchi appartamenti, si “raddrizzano” muri non in piombo, si nascondono pilastri scomodi.

In una ristrutturazione di un appartamento un po’ datato — e in centri come Pinerolo o nei paesi della cintura torinese, dove il patrimonio edilizio è in larga parte storico — questa flessibilità fa la differenza tra un risultato “rifatto” e un risultato “trasformato”.

Resistenza, peso e questioni strutturali

Qui invece la muratura conserva qualche legittimo vantaggio percepito. Un muro in mattoni “tiene” un mensolone con due viti senza farsi tante domande. Una parete in cartongesso richiede di riflettere bene su dove appendere oggetti pesanti, prevedendo rinforzi nell’orditura o utilizzando i tasselli specifici (tasselli a molla, tasselli a espansione per cartongesso). Non è un problema serio, ma è una variabile da gestire in fase di progetto.

Esiste poi un fattore meno noto ma molto rilevante: il peso strutturale. Una parete divisoria in laterizio scarica sui solai diversi quintali a metro lineare. Una parete in cartongesso, no. Per gli interventi su edifici storici, sui solai in legno delle case di campagna, o nelle ristrutturazioni di sottotetti, questoè spesso il fattore che decide la scelta: il cartongesso permette di ridisegnare gli spazi senza sovraccaricare strutture che non sono pensate per pesi importanti.

Resistenza all’acqua e al fuoco: contano i materiali

“Sì, ma in bagno il cartongesso si rovina.” È vero solo a metà; esistono lastre idrofughe (le classiche lastre verdi) e lastre cementizie specificamente pensate per ambienti umidi e per supportare rivestimenti ceramici. Sono soluzioni ormai standard nei bagni, anche di pregio.

Sul fuoco vale un discorso analogo: il cartongesso ha di per sé una buona resistenza alle fiamme grazie alla composizione del gesso, e con lastre specifiche (le lastre rosa o le lastre tipo F) e stratigrafie certificate si arriva a classificazioni di resistenza al fuoco di El b0, El 90, fino a El 120 e oltre. É il motivo per cui i sistemi a secco sono lo standard nelle compartimentazioni antincendio di alberghi, uffici e attività ricettive.

E le pratiche edilizie?

Spesso ci si dimentica di questo aspetto, ma incide eccome sui tempi e sui costi reali della ristrutturazione. Una parete in cartongesso, quando serve solo a suddividere uno spazio interno senza modificare la destinazione d’uso né la volumetria dell’immobile, in genere si realizza con una semplice CILA (Comunicazione di Inizio Lavori Asseverata). Se l’intervento modifica la destinazione d’uso, serve una SCIA. È sempre buona prassi confrontarsi con il proprio tecnico di fiducia, perché i regolamenti possono variare a livello comunale.

La muratura segue una logica simile, ma comporta cantieri più invasivi e quindi spesso pratiche più articolate.

Quando scegliere il cartongesso (e quando no)

Alla fine, la scelta sensata è quasi sempre complementare, non alternativa. Cartongesso e muratura non si combattono; si integrano.

Il cartongesso conviene quando:

•        devi suddividere un grande ambiente in più stanze;

•        vuoi creare una controparete per migliorare isolamento termico o acustico;

•        realizzi controsoffitti per nascondere impianti, integrare luci, abbassare ambienti troppo alti;

•        progetti elementi di design come nicchie, librerie, pareti attrezzate;

•        intervieni in un edificio dove il peso strutturale è un vincolo (sottotetti, solai in legno, edifici storici);

•        hai bisogno di tempi rapidi di esecuzione e di un cantiere “pulito”.

La muratura tradizionale resta una scelta valida quando:

•        la parete deve avere funzione portante o semi-portante (in questi casi il cartongesso non è una valida alternativa);

•        si lavora in nuova costruzione su scelte tecniche già consolidate;

•        il committente ha precise preferenze legate a percezione di solidità o tradizione costruttiva.

La qualità nasce dalla scelta dei materiali

C’è un punto su cui in cantiere si sorvola troppo spesso: il cartongesso non è tutto uguale. Tra una lastra entry-level e una lastra ad alte prestazioni, tra un profilo da pochi centesimi e uno calibrato secondo norma, tra un isolante “qualunque” e uno realmente efficace dal punto di vista termoacustico, le differenze a fine lavori si sentono — e si vedono. Pareti che vibrano, fonometrie scadenti, finiture che cedono nel tempo: nove volte su dieci, all’origine c’è una scelta materiali fatta solo sul prezzo.

Per chi sta ristrutturando nel pinerolese, nel torinese e in tutta la cintura, Nuove Proposte rappresenta da anni un punto di riferimento per il settore dell’edilizia leggera. Con sede in Strada Valpellice 103/e a San Secondo di Pinerolo, è un centro specializzato nella vendita di materiali per la costruzione, la ristrutturazione e la finitura interna ed esterna di ogni tipologia di immobile.

Nel suo catalogo mette a disposizione un’ampia selezione di lastre, profili, isolanti e accessori, sempre disponibili in pronta consegna nel proprio magazzino. A questo si aggiungono soluzioni per la protezione passiva al fuoco, isolanti termici e acustici e sistemi per facciate, scelti tra brand di riferimento del settore (Promat, Isover, Fassa, Akifix, Eclisse, tra gli altri).

Il vero valore aggiunto, però, è la consulenza: sapere quale lastra scegliere per ogni ambiente, quale stratigrafia progettare per ottenere uno specifico abbattimento acustico, come accoppiare l’isolante giusto in funzione del clima e dell’esposizione, è il tipo di competenza che fa la differenza tra una “buona” ristrutturazione e una ristrutturazione realmente fatta bene. Nuove Proposte si rivolge tanto ai professionisti del settore e agli artigiani, quanto ai privati che vogliono capire bene cosa stanno comprando.

Ricapitolando

Tornando alla domanda iniziale — cartongesso o muratura tradizionale? — la risposta non è “uno è meglio dell’altro”, bensì: dipende dall’intervento, dal contesto e da quanto bene viene progettato. Per la maggior parte delle ristrutturazioni di interni, oggi, il cartongesso vince per tempi, costi, flessibilità e prestazioni quando i materiali sono di qualità e la posa viene eseguita a regola d’arte. La muratura mantiene il suo ruolo dove c’è funzione strutturale o per scelte specifiche di progetto.

Se stai pianificando una ristrutturazione e vuoi capire quali soluzioni si adattano davvero alle tue esigenze, il consiglio è semplice: parla con chi lavora ogni giorno con questi materiali, fatti spiegare le differenze tra le diverse stratigrafie possibili, e fai due conti considerando tutte le variabili dell’intervento — non solo il prezzo della lastra. La differenza la noterai vivendoci dentro, anni dopo che il cantiere è stato chiuso.


Per maggiori informazioni o per un sopralluogo, è possibile contattare Nuove Proposte allo 0121.SOO777 o visitare lo showroom di Strada Valpellice 1O3/e a San Secondo di Pinerolo {TO). Scopri tutta la gamma cartongesso e sistemi a secco.